Il ciclo dell’anno

Il susseguirsi delle stagioni e del ciclo della vita hanno portato le comunità a ripetere ogni anno nello stesso periodo un insieme di tradizioni, cioè di gesti, atti, segni e simboli tramandati in forma credibile dalla comunità.
I rapporti con le comunità vicine e altri modelli culturali in genere, hanno portato anche recentemente da un lato all’enfatizzazione artificiosa delle differenze e dall’altro al loro annullamento.
Necessariamente quindi, vari sono gli elementi e i processi che tendono - finora fortunatamente senza grande successo - a omogeneizzare ed annullare grandi e piccole tradizioni della Valle. Le principali e più conosciute sono senz’altro la Stella e il Carnevale dei Bètsche

Altre tradizioni
La Stella

Nel periodo natalizio, nel corso di alcune serate fissate dalla tradizione, nei paesi di Palù e di Fierozzo si svolge il rito della Stella.
Dei gruppi di cantori maschili - che recano con sé una grande Stella fissata tramite un perno in cima a un lungo bastone - intonano ad ogni abitazione dei tradizionali canti epifanici, in italiano o in latino. Il gruppo è spontaneo e un incaricato si assume il compito di raccogliere offerte per la celebrazione di s. Messe in suffragio delle Anime dei defunti del paese o per le necessità della Chiesa.
I due paesi della Valle costituiscono sicuramente una delle aree dove il canto della Stella - un tempo diffuso su tutto l’arco alpino - ha mantenuto la tradizione del rito paraliturgico con i tratti della continuità e regolarità nel corso dei secoli.
Le famiglie aspettano con trepidazione l’arrivo del gruppo con la Stella, che costituisce anche un momento di raccoglimento e del riemergere dei ricordi e delle nostalgie dell’anno trascorso.

La Stella a Fierozzo
Le serate dedicate al canto della Stella a Fierozzo sono due: le sera di Capodanno e quella dell’Epifania, nel corso delle quali vengono visitati tutti i masi.
Il repertorio è costituito da 3 canti: 

Orsù innalziamo un canto

Tre re

Puer natus

La Stella a Palù
Le serate dedicate al canto della Stella a Palù sono tre: la sera di S. Silvestro che è riservata ai masi dell’Auserpòch (la parte iniziale del paese), la sera di Capodanno riservata ai masi dell’Inderpòch (la parte interna) e la sera dell’Epifania nella quale viene coperto sostanzialmente il nucleo dei sette masi che storicamente hanno costituito l’ossatura principale del paese.
Ai coscritti spetta il compito di abbellire la Stella e di portarla lungo il tragitto.
I canti del repertorio tradizionale sono 7: 

Per tua somma clemenza,  Tre re,  Dolce felice notte, Iddio è benedetto, L’unico figlio, Oggi è quel giorno santo.

Puer natus

Il carnevale

Nella comunità mòchena il carnevale inizia subito dopo l’Epifania e assume significato grazie alle maschere – un tempo si usava semplicemente un velo per coprire il volto - ma soprattutto grazie al ballo: il ballo costituiva nel passato la principale occasione di incontro tra i giovani della comunità e tra i vari paesi.
La continuità e il perdurare di un insieme di gesti, parole, atteggiamenti e azioni contraddistinguono il carnevale che ogni anno il martedì grasso  vòschnto  si svolge a Palù. La rappresentazione delbètscho  e della  bètscha  – le due figure principali, chiamate anche  vecchi, vèci  - hanno subito nel corso del tempo dei cambiamenti, rimane comunque una grande partecipazione e la consapevolezza soprattutto nei giovani, dell’unicità del rito che ha simbolicamente assunto valori e prospettive nuove, legate all’esistenza e all’identità della piccola comunità.

I personaggi
Le caratteristiche principali del costume del bètscho  sono: un copricapo di pelle di capra terminante a due punte ornate da pennacchi e campanellini e un camicione di canapa bianca fermato in vita da un cinturone di cuoio che permette di trattenere una vistosa gobba formata di fieno.  Der bètscho  e  de bètscha  hanno il viso interamente coperto di nero e portano rispettivamente in mano un bastone e uno scopino.De bètscha  è vestita semplicemente da donna con un cappellino in testa.  Der òiartroger  (il raccoglitore delle uova) indossa un vestito festivo scuro con qualche ornamento, sulle spalle porta una cassetta  kraks  dove vengono riposte le uova. Viene chiamato anche  teit, ossia padrino.

Svolgimento
Il martedì grasso, nelle ore antimeridiane, i tre personaggi iniziano la vestizione nel maso più alto del paese Vròttn e subito cominciano il loro percorso che gli porta di maso in maso a "seminare" fertilità e abbondanza. I due tendono a progredire di corsa e con grandi balzi, mentre il terzo gli segue a distanza camminando lungo i più comodi sentieri e raccogliendo dalle famiglie le offerte in uova.
Un momento importante del rituale è la morte simulata del bètscho e della bètscha. Con il bètscho a terra, la bètscha procede alla lettura del testamento. Questo si ripete per la morte della bètscha. Nel testamento sono chiamati in causa i coscritti e le coscritte di tutto il paese; de bètsche, i vecchi assumono quindi il ruolo di genitori di tutti i ragazzi della comunità. La lettura del testamento suscita grande attenzione e ilarità, perché avviene una sorta di gioco di inversione dei ruoli, dove il patrimonio della famiglia della ragazza viene lasciato al ragazzo e viceversa, sovvertendo le tradizionali regole di successione. Subito dopo vengono offerte le torte preparate dalle ragazze della località, presso la quale la sera precedente sono state anche raccolte informazioni per la stesura del testamento.
Il corteo carnevalesco termina al tramonto con il rogo del fieno della gobba del bètscho e delle carte dei testamenti. Tutta la comunità festosa si reca quindi in un prato chiamato Schèrzerbis, dove si brucia un enorme falò vòschn preparato precedentemente.

Subito dopo la mezzanotte si entra nel periodo quaresimale, che termina con le celebrazioni pasquali. In questi giorni le uova diventano nuovamente protagoniste, anche se di giochi e di addobbi, sia per i bambini che per i grandi.
Maggio è poi il mese delle processioni religiose, delle preghiere e dei pellegrinaggi, questi ultimi molto praticati anche nel mese di settembre.
In estate ricorrono la maggior parte delle feste dei Patroni, quando ogni paese nella sagra porta nuovamente il ballo al centro del divertimento.
I nomi degli ultimi tre mesi in lingua mòchena sono indicativi di quelle che erano un tempo scadenze e feste di rilievo: schanmikeal (= S. Michele), òllderhaileng (= tutti i Santi) e schantonderer (=S. Andrea).
A testimonianza del legame con il mondo germanico, in alcuni paesi dai bambini viene festeggiato S. Nicolò (6 dicembre), vero inizio del periodo natalizio.  
Le vigilie delle tre feste principali (Natale, Capodanno ed Epifania)  rachmalder  erano giorni nei quali ci si asteneva dal frequentare i boschi. Molte famiglie praticano nella seconda e nella terza sera l’uso del  millesem, consistente nell’invocazione della protezione dell’abitazione tramite la recita di preghiere e l’iscrizione sull’architrave della porta di ingresso del nuovo anno e della formula di rito "K.M.B."

Bersntoler Kulturinstitut
Istituto Mòcheno

 

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